Due approcci diversi, risultati molto diversi. Capire la differenza non è solo una questione tecnica: e’ la base per ottimizzare ogni impianto centralizzato.
Se lavori con impianti di riscaldamento centralizzati, questa scelta ti si è presentata decine di volte. Spesso si decide per abitudine, per quello che si è sempre fatto, o perché il sistema era già impostato così. Ma la differenza tra una regolazione a punto fisso e una climatica, in termini di comfort, consumo energetico e numero di chiamate di assistenza, è sostanziale.
In questa guida spieghiamo cosa distingue i due approcci, in quali contesti ha senso applicare ciascuno, e quali sono gli errori più comuni che si vedono ancora oggi sugli impianti installati.
Cos’è la regolazione a punto fisso
Nella regolazione a punto fisso il sistema mantiene la temperatura dell’acqua di mandata a un valore costante, indipendentemente dalle condizioni esterne. Se imposti 70°C, il generatore lavora sempre a 70°C, estate o inverno, con cinque gradi fuori o con venti; è il metodo storicamente più diffuso, semplice da configurare e con meno variabili da gestire. Ma ha un limite evidente: l’impianto non si adatta. Quando fuori ci sono 12°C e l’edificio ha ancora guadagni solari significativi, stai comunque producendo acqua calda a temperatura elevata. Il risultato è, come minimo, uno spreco energetico significativo e misurabile, oltre a un possibile sovrariscaldamento degli appartamenti.
Cos’è la regolazione climatica
La regolazione climatica introduce una variabile fondamentale: la temperatura esterna. Il regolatore modula in tempo reale la temperatura di mandata necessaria in base a alla temperatura esterna, seguendo una curva di compensazione programmabile: più la temperatura esterna si abbassa, maggiore sarà la temperatura di mandata per compensare il carico termico. Viceversa, quando la temperatura esterna sale, la temperatura di mandata scende proporzionalmente. L’impianto si adatta al carico termico reale, non a un valore fisso prestabilito. Il risultato è un comfort più uniforme in tutti gli appartamenti, un minor numero di interventi manuali e – nei casi ben configurati – una riduzione dei consumi tra il 10% e il 20%.
Infatti, sia le caldaie a condensazione che le pompe di calore traggono enorme beneficio – in termini di rendimento – rispettivamente nel:
- ridurre la temperatura di ritorno in caldaia: una minore temperatura dell’acqua in ingresso alla caldaia permette la condensazione dei fumi e quindi un incremento dell’efficienza
- ridurre la temperatura di mandata della pompa di calore: minore è il salto termico tra l’aria esterna e l’acqua in mandata all’impianto, maggiore è il COP (coefficiente di prestazione) della pompa di calore
La curva climatica non è universale: va calibrata su ogni impianto tenendo conto della tipologia edilizia, dell’esposizione dell’edificio, delle caratteristiche dei corpi scaldanti e della risposta termica della struttura; è qui che entra in gioco la competenza del tecnico.
| In sintesi
Regolazione a punto fisso: temperatura di mandata fissa. Semplice, ma non si adatta alle condizioni esterne. Regolazione climatica: temperatura di mandata variabile in base alla temperatura esterna. Più efficiente, ma richiede configurazione corretta. Entrambe possono coesistere sullo stesso impianto gestite da un sistema di termoregolazione avanzato (per esempio la produzione di acqua calda sanitaria generalmente richiede il funzionamento a punto fisso, il riscaldamento degli ambienti beneficia della regolazione climatica). |
Quando ha ancora senso la regolazione a punto fisso
Non è corretto dire che la regolazione a punto fisso sia sempre sbagliata. Ci sono contesti in cui rimane la scelta più pratica:
- Impianti di produzione ACS (acqua calda sanitaria), dove la temperatura di mandata deve rimanere costante per ragioni igienico-sanitarie (legionella) e non ha senso introdurre variabilità.
- Impianti con caldaie tradizionali (non a condensazione), nelle quali una temperatura di ritorno troppo bassa in caldaia – dovuta alla riduzione della temperatura di mandata in funzione della temperatura esterna – potrebbe causare la condensazione dei fumi, che non è desiderabile per questa tipologia di caldaie e, anzi, può risultare dannosa.
- Piccoli impianti autonomi senza supervisione remota, dove la semplicità e’ un valore reale per chi fa manutenzione.
- Per impianti di raffrescamento a fancoil, le cui batterie sono tipicamente dimensionate per lavorare con acqua di mandata attorno ai 7°C al fine di ottenere contemporaneamente un effetto di raffrescamento e anche un contributo alla deumidificazione.
In tutti gli altri casi – e in particolare negli impianti centralizzati condominiali con più zone e più esposizioni – la regolazione climatica è la scelta corretta.
Gli errori più comuni nella configurazione climatica
Vedere impianti con regolazione climatica mal configurata è quasi la norma. I problemi più frequenti che si riscontrano sul campo:
- Curva climatica troppo ripida. Il sistema produce acqua troppo calda anche con temperature esterne miti. Risultato: sovratemperatura, finestre aperte, contestazioni tra condòmini. La curva climatica di un impianto a radiatori non può essere uguale a quella di un impianto a pannelli radianti.
- Nessun bilanciamento idraulico La curva è corretta, ma l’acqua non è distribuita uniformemente nelle varie zone. Alcuni appartamenti sono caldi, altri freddi. La colpa viene attribuita alla regolazione, ma il problema e’ idraulico.
- Sonda esterna mal posizionata Posizionata in facciata soleggiata o vicino a fonti di calore. Legge temperature false e l’impianto si regola su dati errati, o potrebbe addirittura spegnersi nelle ore centrali della giornata nel caso di esposizione solare diretta.
- Parametri di partenza copiati da altri impianti Ogni edificio ha una sua curva ottimale. Copiare i parametri da un altro cantiere e’ il punto di partenza, non il punto di arrivo.
Regolazione climatica e telegestione: il salto di qualità
Un sistema di regolazione climatica funziona bene in fase di installazione e configurazione. Ma gli edifici cambiano: nuovi inquilini, ristrutturazioni, variazioni nell’uso degli spazi. Senza monitoraggio continuo, la curva ottimale del giorno di installazione puo’ diventare inefficiente in pochi mesi.
L’integrazione con un sistema di telegestione remota — come la piattaforma e-CoSy Cloud — permette di monitorare in tempo reale la temperatura di mandata, la temperatura esterna rilevata, i setpoint attivi e gli allarmi. Eventuali scostamenti dalla curva di lavoro attesa sono visibili immediatamente, senza necessità di una trasferta.
Per chi gestisce decine di impianti, questo è un cambio di paradigma: non si va sull’impianto quando si rompe qualcosa, ma si interviene prima che il problema diventi evidente.
Regolazione climatica: cosa serve per farla
Un impianto dovrebbe essere progettato sin dal principio per permettere la regolazione climatica sia del generatore che dei circuiti di riscaldamento. I componenti che non possono assolutamente mancare sono diversi:
- una sonda di temperatura esterna
- un generatore (caldaia, pompa di calore o altro) la cui temperatura di mandata possa essere modulata, ad esempio per mezzo di un segnale 0-10V oppure ricorrendo alla comunicazione Opentherm, in base alla temperatura esterna
- specie in impianti caratterizzati da una centrale termica unica a servizio di più circuiti di riscaldamento con esigenze differenti, è opportuno dotare questi ultimi di valvola miscelatrice così da poter modulare ulteriormente la temperatura di mandata dello specifico circuito
- un sistema di termoregolazione avanzato, in grado di “orchestrare” tutti questi componenti nel migliore dei modi, come il sistema e-Cosy di WiPlant: grazie al monitoraggio continuo e alla telegestione da remoto, il setup della regolazione climatica può essere modificato anche a distanza per ottimizzare l’efficienza di funzionamento dell’impianto.
| Domande frequenti
Si può passare da regolazione a punto fisso a climatica senza sostituire il generatore? In molti casi si. Se il generatore è compatibile con i segnali del regolatore (0-10V, OpenTherm o simili), la transizione è possibile. Se il setpoint del generatore non può essere gestito con setpoint modulante, è spesso possibile dotare i circuiti secondari di valvole miscelatrici per modulare la temperatura di mandata in funzione della temperatura esterna, potenzialmente riducendo le ore di accensione del generatore, e quindi i consumi. Quanto ci vuole per vedere un beneficio energetico reale? Con un impianto ben configurato e una stagione invernale completa di dati, è possibile confrontare i consumi rispetto all’anno precedente. In edifici con regolazione a punto fisso e scarso bilanciamento, riduzioni del 15-20% non sono rare. Chi deve configurare la curva climatica? Un tecnico specializzato che conosca l’impianto, l’edificio e i dati storici di consumo. La configurazione non è un’operazione una tantum: va rivista ogni stagione, almeno nei primi due anni. |
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